Dedicata a San Martino – vescovo di Tours – ed eretta sullo scenario incantato e sognante del largo San Martino, la Certosa di San Martino domina il golfo dalla sommità del Vomero, ed è uno dei luoghi più amati dai napoletani che salgono quassù per abbracciare in un solo sguardo l’intera metropoli.
La sua facciata chiara fa capolino da molti punti della città: da piazza Municipio o dai vicoli di via Toledo e dalla sua roccaforte domina tutta la città.
Da lontano, sembra tutt’uno con il tufaceo Castel Sant’Elmo ed è probabile, secondo alcuni, che la certosa sia stata edificata su strutture preesistenti legate proprio al Belforte, la torre di origine normanna che diede poi “origine” a Sant’Elmo.
Per realizzarla, nel 1325, Carlo D’Angiò duca di Calabria chiamò a corte Tino da Camaino, il progettista del Duomo di Pisa, ma per la sua costruzione sono stati interessati negli anni successivi anche molti altri architetti. Dell’assetto originario restano oggi solo i suggestivi sotterranei gotici poiché la Certosa, tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Settecento, ha subìto profondi cambiamenti.
Un eccellente restauro ci consegna il suo attuale ordinamento preservando intatta la fedele percezione del luogo religioso, e il suo itinerario museale (fu adibita a polo museale dopo l’unità d’Italia) alterna testimonianze della storia di Napoli a panorami mozzafiato percepibili da giardini e loggiati.
Con gli anni, la Certosa ha arricchito il suo prestigioso e prezioso patrimonio artistico, storico e architettonico fatto di arredi, sculture, marmi, affreschi e dipinti.
Nell’ampio cortile risalta all’occhio, per la sua amenità, la facciata esterna della chiesa: uno scrigno di pittura e scultura napoletana del Seicento e Settecento.
Le cappelle, ai lati della navata, sono riempite da splendide tarsie marmoree, particolarmente preziose nella cappella dedicata a San Bruno, promotore dell’Ordine certosino.
La volta, che mantiene intatta la sua struttura originaria trecentesca, venne dipinta da Giovanni Lanfranco (1637-40) che rese magnificamente l’Ascensione di Cristo in un tripudio di luce dorata.
La Fortezza, la Carità e i quattro gruppi di cherubini illustrano, in tutto il loro splendore, le rare qualità del maestro Giuseppe Sanmartino che nel 1754 le realizzò.
L’opulenta balaustra di marmo precede la zona del presbiterio. L’altare maggiore del 1705, non ultimato, è in legno dorato e dipinto come se fosse marmo. Nel coro, le grandi tele alle pareti sono dei più importanti artisti del XVI secolo: Jusepe de Ribera, Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione e Guido Reni.
Gli armadi in noce collocati nella sagrestia monumentale sono rivestiti di tarsie lignee ad opera di artisti fiamminghi e napoletani. La Cappella del Tesoro ha in sé veri e propri capolavori come la Pietà di Ribera (1637) sull’altare, e nella volta il Trionfo del pittore napoletano Luca Giordano.
Ma è il chiostro la vera perla della Certosa, e quella di San Martino ne ha ben due: il Chiostro Grande, con le celle dei monaci certosini che godevano di una spettacolare vista sul Golfo di Napoli, e il Chiostro dei Procuratori, contornato da arcate in piperno e marmo bianco, con al centro un bellissimo pozzo decorato.
In primavera, i giardini della Certosa sono un balsamo per l’anima e ritagliarsi un’ora per percorrerli, circondati da molteplici specie arboree e floreali, regala un momento di rincuorante quiete, lontani dallo stress del centro.
Si parte dalla sommità di San Martino e si scende lungo la collina del Vomero, per arrivare all’altezza del corso Vittorio Emanuele, per ritrovarsi poi precipitati, nuovamente, nei suoni e nel trambusto della città ai piedi Vesuvio, da dove è possibile ammirare, nella sua imponente maestosità, la certosa che domina Parthenope.

