RAFFAELE VIVIANI E I SUOI PRIMI ATTORI

Categoria: Proposte Letterarie Scritto da Palma Emanuela Abagnale / December 9, 2019

Raffaele Viviani e i suoi primi attori

(Tratto da "Adolfo Narciso, Napoli tra Ottocento e Novecento")

Adolfo Narciso è l’unico attore ad aver lasciato una testimonianza scritta della sua esperienza con Raffaele Viviani (Castellammare di Stabia, 1888- Napoli, 1950).

Narciso entrò nella Compagnia d’Arte Viviani nel 1918; Viviani lavorava allora al Teatro Umberto in Piazza della Borsa, che era gestito da Giovanni Del Piano: fu quest’ultimo a presentare Narciso a Viviani.

La permanenza di Adolfo Narciso in Compagnia va dalla prima rappresentazione di Santa Lucia (Napoli, Teatro Umberto, 26 gennaio 1918) alla prima di‘A Marina ‘e Surriento (Napoli, Teatro Umberto, 23 aprile 1919).

 Narciso faceva allora coppia con Isabella Valprato (alias Isabella Vaccaro, “soprano dalla voce assai bella”), entrambi celebri vedettes del Caffè Turco – poi Caffè Tripoli– di Piazza Plebiscito a Napoli (Qui lavorarono per anni, oltre a Narciso, i più noti macchiettisti dell’Olimpo partenopeo: Mongelluzzo, il tenore Diego Giannini, Isabella Valprato, nota come Zagarella, Ida Artemisia ed altri ancora).

Di Narciso e Valprato, scritturati da Viviani in coppia, in qualità di “generici” a £ 30 per Napoli e 40 fuori Napoli (contratto del 7 gennaio 1919), per un anno (1919), ma già in Compagnia dal 1918 (sicuramente Narciso), le cronache sottolinearono la presenza in Scugnizzo (22 febbraio 1918) e in ’O bbuvero ’e Sant’Antuono (13 settembre 1918).

“Ricordo Narciso giovane -scriveva il pittore e poeta Luca Postiglione-. Lo rivedo alla ribalta, bruno, bello, la bocca luminosa, piena di denti, un tumulto di capelli, lo rivedo che canta, appoggiandosi alle spalle di una canzonettista biondissima, piccola, sperduta dentro un profluvio di nastri. Riodo le canzoni fatte di fiori, di frutta, di sospiri.” [1]

Adolfo Narciso era allora all’apice della sua carriera di attore e poteva dirsi un artista di successo: con Viviani passò alla Prosa, senza mai abbandonare il Cafè-Chantant: le sue radici affondavano e traevano linfa dalla Napoli canora, che primeggiò nel mondo ai tempi del Varietà.

Poco prima di entrare in Compagnia Viviani era stato nella Compagnia che Rodolfo De Angelis costituì per mettere in scena uno degli ultimi sprazzi di luce del Cafè-Chantant, la rivista“Dove abbiamo giunto?” di Silvino Mezza e Giulio Trevisani (in arte Guido Di Napoli), che debuttò all’Umberto di Napoli nel 1917. Nella stessa avventura erano anche Mario Mari e Faras, che, come Narciso, passarono poi a Viviani.

Narciso, che ai tempi del suo ingresso in Compagnia aveva quarantotto anni, aveva conosciuto Viviani Papiluccio, così lo chiamava la mamma sua ” – “fin dai suoi primissimi anni lontani”, quando cantava duettini con la sorella, e quando, “rispettoso e gentile”, soleva chiamarlo “maestro”... [2]

Nel nuovo lavoro Santa Lucia a Narciso fu affidato il tipo di un poeta, a quei tempi cliente del Gambrinus, il professor Fiocca.

Per interpretare tale personaggio, calandosi nella parte, su richiesta di Viviani, Narciso si recò di persona al Gambrinus, e riuscì ad ottenere l’effetto desiderato. InViviani e i suoi primi attori [3], Narciso descrive Fioccacosì: “Un ingegno mancato. Trageda e poeta. Ossesionato dall’idea di essere perseguitato da Gabriele D’Annunzio, invidioso delle sue tragedie e de’suoi versi; in continua lotta con la Dea Fortuna, nonché zimbello dei cinici, costretto a ficcarsi, come suol dirsi: a spighetto, tra i gaudenti, i cocainomani e le cocotte dell’ultim’ora, che si davano convegno al Ristorante di Starita a Santa Lucia, nelle notti d’estate”.

La sera della prima il Teatro Umberto era stracolmo.

A fine rappresentazione, il personaggio interpretato da Narciso si ritirava sfiduciato e scompariva tra i vicoli di Santa Lucia, canticchiando con amarezza le ultime note della romanza pucciniana: “Io muoio disperato…e non ho amato mai tanto la vita!...”.

Il canto si spegneva con un singhiozzo.

La rappresentazione riscosse un gran successo. Tra gli applausi, Viviani, preso per mano Narciso, lo condusse al proscenio per ringraziare.

La sera seguente però capitò a Narciso un fatto strano: al termine della parte, l’applauso non ci fu e l’attore se ne tornò mortificato dietro la quinte.

Seccato, Viviani gli spiegò che il motivo del mancato applauso era da ascrivere alla scorretta posizione scenica; dunque suggerì a Narciso di piazzarsi un po’ più avanti, di fare una breve pausa, di allontanarsi pian piano, canticchiando con un tono leggermente più commosso.

Nello spettacolo successivo (se ne eseguivano due) Narciso si attenne scrupolosamente a quanto l’autore desiderava, ma ancora una volta l’applauso mancò.

Viviani, brontolando, tornò a ripetergli la lezione. Narciso se ne tornò a casa amareggiato, non volle neanche toccar cibo… aveva un solo pensiero nella testa. Continuava a domandarsi per quale motivo l’applauso non arrivava.

Quando la sera tornò al teatro, un po’ prima del solito, ebbe l’impressione che tutti gli inservienti si burlassero di lui per la mancata riuscita della scena finale.

Dopo un po’ che era rimasto fermo e pensieroso, ebbe un’idea…Entrò in una tabaccheria e comprò due pacchetti di sigarette, le Macedonie. Tornando, incontrò una delle maschere addette alla platea, Giovannino. Lo abbordò dicendogli:

“- Giunannì, famme na carità; pigliate stì sigarette, dàlle ‘a chi vuò tu! Ma… stasera, famme sbattere ‘e mmane, forte e alluongo, quanno me ne traso cantanno:

‘Io muoio disperato

E non ho amato mai tanto la vita!...’” [4]

Giovannino, sorridendo maliziosamente, si accese una delle sigarette e acconsentì.

Prima di entrare nel camerino, Narciso fu chiamato da Viviani, che ancora una volta volle ripetergli la lezione, dicendo che questa volta pretendeva gli applausi.

Narciso entrò nel suo camerino seccato, ma ripensando alla sua trovata si stropicciò le mani soddisfatto…

Stavolta, al termine dello spettacolo, scoppiarono gli applausi.

Narciso tornò in fretta alla ribalta e si pose al centro inchinandosi a non finire… poi andò dietro le quinte e trascinò con sé a raccogliere gli applausi anche il direttore.

Rientrati dietro le quinte, Viviani abbracciò Narciso ed esclamò:

“- Avete visto? Io… non mi sbaglio! Fatelo sempre così… e l’applauso non mancherà…” [5]

Col tempo, la Compagnia di Viviani andava arricchendosi di nuovi talentuosi elementi; il direttore era indaffaratissimo. Il debutto di Luisella, sorella di Raffaele Viviani, aumentò il successo della Compagnia. Il Teatro Umberto, gremito tutte le sere, veniva additato dai concorrenti con una certa invidia.

Purtroppo però tra le rose spuntano le spine: la semplicità e la complicità che inizialmente regnava tra gli attori andò dileguandosi. Cominciarono i pettegolezzi; vari spioncelli opportunisti circondavano il Viviani, che per la sua giovinezza non si accorgeva del ‘tarlo roditore’… Narciso, nauseato da tali falsità, espresse in varie occasioni il proprio pensiero, anche in modo rude, specialmente quando questo poteva, secondo lui, servire a migliorare la sorte di un collega, messo in cattiva luce dai pettegoli striscianti. Ma fu proprio per la sua sincerità che Narciso cominciò ad avere problemi: additato come superbo e invidioso, fu posto in cattiva luce agli occhi del direttore.

Amareggiato, egli decise allora di appartarsi, di starsene per i fatti suoi. Fu peggio. Il suo distacco fu interpretato come protesta invidiosa alla fortuna di Papilluccio. E ciò lo fece soffrire molto.

Verso i primi di novembre (1918) Narciso ebbe il colpo di grazia…

Alle prove per rappresentare ‘Ncoppa ‘o campo, Viviani, seduto al centro del palcoscenico coi suoi due o tre “consiglieri” ai lati, distribuì le nuove parti.

Prima di chiudere il copione, Viviani chiamò Narciso:

- Don Adò, voi mi farete un ostricaro! Uscirete verso la fine dell’ atto c’ ‘a spasella ‘e ll’ ostriche, tantu bello truccato… con la tradizionale maglia de’ luciani… e griderete come gli ostricari:

- Ostrche do Fusaro!!

- Questo è tutto?

- Precisamente…

- Sta bene…

Narciso ingoiò la pillola. Aveva capito che lo si voleva umiliare; ma non protestò.

Sostenne con decoro la comparsa affibbiatagli come parte. Lo stesso Viviani si congratulò con lui per il trucco e l’interpretazione.

Il tormento di Narciso durò per dieci sere: i rapporti ormai erano tesi; decise di licenziarsi per non spezzarli: nel suo cuore il tenero Papilluccio, divenuto attore col suo valore, doveva rimanere così.

Quella sera c’era stata la prima di ‘A Marina ‘e Surriento di Ferdinando Russo; il successo era stato formidabile. Narciso non vi aveva preso parte. Preparò i manoscritti di oltre un anno, erano le parti che aveva interpretato durante la sua permanenza al Teatro Umberto.

Salutò i pochi veri amici coi quali aveva condiviso i palpiti e le gioie dei primi trionfi di Papilluccio, poi si avviò verso il camerino del direttore per salutarlo.

Lo trovò circondato da poeti, giornalisti ed amici, che si congratulavano per il successo riportato.

Dopo aver atteso un po’, vedendolo solo, Narciso gli si accostò e gli comunicò la sua decisione.

- Mi lasciate per davvero?! - Disse il festeggiato con la voce incrinata dal dolore.

- È necessario… mio caro Direttore. Permettete che vi abbracci…

L’invidioso, il megalomane, il mettimale… se ne va. Il tempo, galantuomo inesorabile, lavorerà per lui…

La voce gli divenne tremula, ma non volle mostrarsi debole.

Narciso si allontanò dal teatro con la morte nel cuore… [6]

 

Palma Emanuela Abagnale

 


[1] Così Luca Postiglione in S. Di Massa, Il Cafè-chantant e la canzone a Napoli, p. 38.

 

[2] Viviani e i suoi primi attori, in Napoli col suo manto di sole, cit., p. 141.

 

[3] Ivi, p. 143.

 

[4] Ivi, p. 145.

 

[5] Ibidem.

 

[6] Ivi, p. 148.

Ultima modifica il Mercoledì, 06 Agosto 2014 09:27
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Info sull'autore


Palma Emanuela Abagnale

Direttore responsabile della rivista CamCampania

Background e Competenze:  “Le mie principali qualifiche sono quelle di Giornalista Pubblicista (iscritta da luglio 2014 all’Albo dei giornalisti pubblicisti della Campania) e di Cultural Manager (avendo conseguito la Laurea magistrale in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale presso l’Università Federico II di Napoli - Titolo della tesi: “La Comunicazione Integrata per la valorizzazione del territorio). Sono appassionata d’arte e fotografia; raccontare (anche per immagini) e organizzare eventi è ciò che faccio dal 2010 per CamCampania, network artistico-culturale che valorizza beni ambientali e culturali (materiali e immateriali) attraverso la comunicazione integrata.