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PULCINELLA: STORIA DI UNA MASCHERA BEFFARDA

Categoria: Arte e Folklore Scritto da Francesca Andreoli / May 22, 2019

Con la festa appena conclusasi di Sant’Antonio Abate (17 gennaio) il carnevale a Napoli è ufficialmente cominciato e i festeggiamenti si inoltreranno fino al 28 febbraio, martedì grasso.

 

A Napoli, il Carnevale affonda le sue radici in epoche lontane, quando la festa del travestimento era riservata ai principi, ai nobili cavalieri, alle dame, alle duchesse e all’alta aristocrazia napoletana, la quale ben mascherata partecipava ai ricevimenti, ai tornei, ai gran balli, alla caccia al toro e ai lussuosi ricevimenti organizzati dalla Corte Aragonese.

Probabilmente per emulare i suoi regnanti, l’usanza di festeggiare il Carnevale si diffuse anche tra il popolo: la plebe scendeva in piazza e nei vicoli per festeggiare pubblicamente la mascherata. Il tutto era animato dalla presenza di costumi tradizionali, da strani travestimenti, da giochi particolari, dalle orge, dai canti carnascialeschi, osceni e ricchi di doppi sensi, e dalla rappresentazione spesso volgare delle commedie popolari.

 Anche sotto il Regno dei Borboni il Carnevale era un momento importante che veniva celebrato con sfarzo, con una particolare attenzione non solo alle bellissime maschere, ma anche ai carri allegorici che spesso venivano addobbati con delizie culinarie.

Le manifestazioni carnevalesche campane sono caratterizzate dalla presenza delle più note maschere della commedia dell'arte: fra queste, ad esempio, non è difficile imbattersi in Felice Sciosciammocca, nel Pazzariello, in Sarchiapone o in Razzullo. Ma la più famosa resta sempre quella di Pulcinella, la maschera napoletana per eccellenza, conosciuta in tutto il mondo. La sua nascita ufficiale è da ricercarsi nella seconda metà del 1500, con la commedia dell’arte, quando l’attore Silvio Fiorillo (Capua, 1560-1570 circa – prima del 1632) ne vestì la maschera la quale era diversa da quella del Pulcinella che conosciamo ora. Sembra, tuttavia che le sue origini siano ancora più lontane e non c’è univocità ne riguardo le fonti ne riguardo la loro interpretazione.

 Secondo alcuni autori le origini sarebbero addirittura legate alle Fabulae Atellanae degli antichi romani (risalenti al IV secolo a.C.) ed alla figura di Maccus, un servitore dal lungo naso e dalla tunica larga e bianca che nascondeva una pancia generosa, oppure a quella di Cicirrus, un personaggio dall’aspetto di un gallo.

Il suo nome sembrerebbe derivare da "piccolo pulcino" (pulcinello), mentre secondo altri studiosi, il nome della famosa maschera napoletana sarebbe legato ad un contadino di Acerra, un certo Puccio d’Aniello, al quale Silvio Fiorillo si ispirò per dar vita al suo personaggio.

Pulcinella indossa pantaloni bianchi larghi con sopra camicia bianca altrettanto larga, stretta in vita da una cintura nera, scarpe nere, un cappello bianco ed una mezza maschera che lascia scoperta la bocca ed è caratterizzata da un naso adunco e prominente oltre ad essere attraversata da profonde rughe sulla fronte. L’aspetto del Pulcinella che conosciamo è quello dei disegni di Ghezzi, filtrati attraverso il costume che per anni indossò Antonio Petito, il più longevo e prolifico attore di farse pulcinellesche.

Pulcinella rappresenta il vero spirito del popolo napoletano ed è forse per questo che riesce a suscitare da sempre una profonda simpatia, nonostante l’aspetto non del tutto rassicurante.

E’ un servo scaltro ma dall’indole svogliata e, per vivere, si adatta a fare un po’ di tutto dal ladro, al fornaio, dall’oste al contadino, girando per i vicoli della sua città alla ricerca di espedienti per sopravvivere. Non è capace di star fermo o di mantenere un segreto, parla e sparla con la sua voce stridula e curiosa e, spesso, in modo volgare. Si muove in modo rapido con salti e scatti e le sue smorfie, spesso eccessive, fanno da sempre ridere il pubblico di ogni età.

Si tratta di qualcosa di più di una semplice maschera, è l’anima stessa di Napoli e del suo popolo, con tutte le sue contraddizioni ma con una grande voglia di riscossa nonostante le avversità.

Nelle tante commedie dell’arte, Pulcinella si trova a dover affrontare mille problemi ma sempre con il sorriso e con quell’aria ironica che lo caratterizza; egli si burla dei personaggi potenti e dei politici e rappresenta la riscossa del popolo napoletano nei confronti delle ingiustizie e dei soprusi. Ben presto diventa il protagonista del teatro napoletano e molti vestono i suoi panni, tra cui Eduardo De Filippo, Nino Taranto, Enzo Cannavale, Massimo Troisi, Massimo Ranieri, ecc.

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Questo personaggio con il suo bagaglio di storia e cultura è arrivato fino ai giorni nostri con una popolarità immutata; ha attraversato oceani ed è arrivato in terre lontane: in Inghilterra si chiama Punch, in Germania Kaspar ed in Francia Polichinelle

Non solo, questa maschera napoletana è diventata insostituibile anche nel teatro dei burattini dove il suo carattere ribelle e combattivo si rivela immancabilmente in ogni sua storia.

Chiunque voglia conoscere fino in fondo la maschera, il personaggio di Pulcinella, non può che visitare il museo ad esso dedicato ad Acerra, sua città natale, con aperure straordinarie in questo periodo dell’anno e un orario continuato martedì grasso, per festeggiare un carnevale diverso dal solito.

Per info: Museo di pulcinella Piazza del Castello n.1, Acerra.

 

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