GIORNATA NAZIONALE DEL DIALETTO E RICORDO DI GIOVANNI MALTESE

Categoria: Articoli in prima Pagina Scritto da Rosa Regine / February 26, 2020

Oggi 17 gennaio è la giornata nazionale dedicata al dialetto. Si tratta di un evento nato nel 2013  grazie all’UNPLI, l’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia per la salvaguardia e la valorizzazione dei vari dialetti del nostro Bel Paese, che costituiscono un

patrimonio immateriale fondamentale per tutte le comunità. Venendo alla Campania, oltre al napoletano, molti sono i dialetti presenti. Solo sull’isola d’Ischia, per sei comuni vi sono sette varietà dialettali differenti. Una versione, pur contaminata, del dialetto ischitano si parla anche alle isole Tremiti. Nel 1843, infatti, re Ferdinando II di Borbone fece popolare l'arcipelago da pescatori ischitani. Con competenze ed esperienza, portarono in dote anche il dialetto, che ha saputo conservarsi a decine di chilometri di distanza da Ischia. Il foriano (idioma praticato a Forio d’Ischia) è il dialetto con il quale sono cresciuta e con il quale mi esprimo quando sono molto arrabbiata, come ogni foriano. Il mio, però, non è già più il dialetto foriano di mio padre, più puro, bensì un miscuglio. Ogni tanto allora mi è utile (e mi risulta particolarmente salutare) rileggere i versi di qualche scrittore foriano come Giovanni Maltese, il poeta-scultore-pittore foriano che visse tra Ottocento e Novecento e stabilì la sua dimora nel Torrione (il simbolo del comune, da esso definito “turrita” che attualmente ospita un museo a lui dedicato). Del Maltese, le cui opere artistiche e letterarie sono ritratti di vita isolana (sarebbe meglio dire foriana) del tempo, molti furono detrattori. Figlio di contadini, orfano di madre in tenera età, dopo le seconde nozze del padre andò a vivere con alcuni zii che lo avviarono alla vita dei campi. Ben presto le doti artistiche del Maltese vennero fuori, tanto che il sindaco dell'epoca, Orazio Patalano, grazie ai buoni uffici con la Provincia, ottenne per il giovane artista una borsa di studio di trenta lire mensili, grazie alla quale riuscì a iscriversi, con profitto, all'Accademia delle Belle Arti di Napoli. Conseguito il diploma, il Maltese andò a bottega presso il grande scultore Giulio Monteverde (1837 – 1917), che aveva studio in Roma.A trent’anni compiuti venne scelto insieme ad altri per decorare il celebre castello di Chenansau nella regione della Loira, in Francia, ma la sua permanenza presso questa nobile dimora non fu né felice, né lunga. Inconciliabili screzi con il direttore generale dei lavori convinsero il Maltese a ritornare a Napoli dove, insieme alla scultura, sua prima e vera passione, si dedicò anche alla ritrattistica, al sol fine di racimolare l'indispensabile per vivere. Con il terremoto di Casamicciola del 1883 il Maltese perse il fratello e il figlio di lui. Sopravvisse la cognata, salvata dalle macerie dallo stesso poeta. Il trauma subito lo convinse a non cercare più fama nel mondo dell’arte, anche se non smise la sua produzione. Fu allora che ebbe in efiteusi dal comune di Forio il Torrione, ex torre quattrocentesca usata per l’avvistamento dei saraceni, dove conobbe l’artista inglese Fanny Jane Fairer, che sposò, e dove visse per circa un trentennio, fino alla sua morte, avvenuta nel 1913. Proprio da qui nacquero le sue invettive in vernacolo più importanti, versi che per lo più prendevano di mira in forma satirica, talvolta pungente, talvolta sarcastica, la classe dirigente dell'epoca, che tanto scandalo suscitarono nella comunità locale. Fu proprio a causa dei suoi versi che egli vide negarsi la concessione del finanziamento per la scuola di disegno Giotto, da lui stesso  ideata, per iniziare i giovani dell'isola alle arti del disegno e della scultura. L'episodio della mancata delibera a favore della sua attività didattica venne vissuto molto male dal Maltese che, per vendetta, pubblicò, in tre successive edizioni, un famoso libello anonimo dal titolo dialettale «Cerrenne», letteralmente «Vagliando», che ebbe il duplice risultato di un successo di pubblico su tutta l'isola e di far infuriare gli amministratori locali. Questi ultimi, pare, si recarono addirittura in terraferma per scoprire quale tipografia avesse provveduto a stampare quei versi irriverenti, nella speranza, da lì, di risalire all'identità del loro estensore. Ad ogni modo il povero Maltese morì e, forse proprio a causa dei contrasti e delle polemiche politiche che lo videro protagonista solitario contro la classe politica del tempo, le sue spoglie vennero inizialmente messe nella fossa comune del cimitero di Forio. Solo in anni recenti esse sono state spostate in una tomba a lui dedicata. Qui riporto un sonetto, in dialetto foriano, di Florindo Matarese, altro poeta locale del Novecento, che lo ricorda:

Sta ncopp’a torre, e tutt’u juorre pette  (sta sulla torre – il Torrione- e dipinge tutto il giorno)

le scene ch’ha truvate pe le bbie;            (scene che ha trovato per le strade)

e chenche jesce ‘a chella fantasie   (e qualunque cosa venga fuori da quella fantasia)

pare - la verità - nete, nun fette.    (pare, a dire il vero, un’altra, non fatta)

Quabbote pia a cumbenà sunette  (Ogni qual volta inizia a creare sonetti)

e te le ffa cu tanta maestria   (e li fa con tanta maestria)

che t’esce a dent’u core, p’allegrie,  (che, dal cuore ti esce, per l’allegria)

biate chella mamma che l’ha fette.  (Beata la mamma che l’ha fatto!)

E chenche te presente, o pette, o scrive  (E qualunque cosa ti presenti, o dipinga, o scriva)

o “Ave penzet’a tutte, fette a ‘u liette  (o abbia pensato a tutto, scolpito il letto)

o ‘u juaglione che cerca le pelucchie,   (o il ragazzo che cerca i pidocchi)

isse è n’artiste, che si scrive, pette   (egli è un artista, che se scrive, dipinge)

e quanne pette, te fa n’omme vive.  (e quando dipinge, ti realizza un uomo in carne ed ossa)

E Forio lu chiamma: chille ‘e Pucchie.  (E Forio lo chiama: quello di Pucchie)

(Suniette ‘a Funtanese - Tipografia Melfi e Joele, Napoli 1904)

 

Questo solo per dare un assaggio ai nostri lettori di un dialetto così complesso ma talmente vivido da rendere in pochissime parole interi pensieri. Buona giornata del dialetto a tutti!

Thank for sharing!

Info sull'autore


Rosa Regine

Rosa Regine è nata a Ischia (NA), nel  2009 ha conseguito la laurea triennale nel corso di laurea (CdL) in Cultura e amministrazione dei beni culturali presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, discutendo una tesi in Storia greca dal titolo “Il mito di Tifeo ad Ischia. Dalla condanna greca al recupero locale”, e nel 2012 presso lo stesso Ateneo ha raggiunto anche l’obbiettivo del diploma magistrale nel CdL in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale ed ambientale, con una tesi in Bibliografia e Biblioteconomia dal titolo “I canali vecchi e nuovi di diffusione del libro”. Da sempre interessata all’arte e alla cultura, appena dopo la laurea magistrale inizia un percorso di approfondimento della formazione professionale per il settore dell’editoria, degli archivi e delle biblioteche, che la porta a conseguire nel 2015 il diploma della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Napoli. Per conto dell’Associazione napoletana Librincircolo realizza l’evento Book-mob a Ischia. Attualmente lavora a Milano presso la Cittadella degli Archivi e sta per conseguire il diploma del master di I livello dell’ISSR “San Pietro” di Caserta in Biblioteconomia e Archivistica ecclesiastica. Ha seguito un corso biennale per animatore diocesano del turismo religioso e culturale, concludendo l’esperienza  teorica con un servizio di guida presso alcune chiese del comune di Forio d’Ischia.