LA NAPOLI DELLE MAZURKE: IL FENOMENO CLANDESTINO CHE FA BELLA LA CITTA’

Categoria: Feste Popolari Scritto da Francesca Andreoli / April 5, 2020

Nella Napoli che nessuno sa, esiste un modo bello, pacifico, suggestivo e passionae di invadere gli spazi della città: partenopei giovani e meno giovani si danno appuntamento nelle piazze, di notte, a passo di danza. Ballerini (non professionisti) si incontrano per animare gli angoli illuminati dai lampioni e coi loro passi accarezzano le strade di Napoli, eseguendo lo Scottish, il Chapelloisee, il Valzer, Bourreé, il Gavotte de l’Aven del Frères de Sac.

 

Sono “clandestini” che si incontrano, senza clamore, con gioia soffusa, generalmente in piazza Dante o al Plebiscito, per poi spostarsi in vari punti della città, come fanno i nomadi.

Pochi minuti per organzzarsi, generelmente prendono appuntamento sui social network, altrettanto pochi per accendere gli strumenti necessari alle ronde clandestine: casse a bassa risoluzione e megafoni per chiamare il passo di danza o per svelare la prossima tappa, che i corpi si intrecciano nel de l’Aven (ballo di origini bretoni), in circolo circassiano (dalla Scozia), Scottish (Inghilterra), Bourreé a due e a tre tempi e Valzer per finire nella grande coreografia della Chapelloisee, in cui i gesti ampi e assopiti si umanizzano con eleganza.

Un fenomeno che sta dilagando, che attira sempre più partecipanti e turisti, che incuriositi, chiedono alle agenzie di viaggi, la permanenza nella città nelle date in cui si tengono le mazurke e le danze medioevali, che sembrano essere tornate in auge e seducono un popolo scomposto, fatto di professionisti, universitari, insegnanti, studenti Erasmus dall’Iran o dalla Spagna, medici e artisti. Un contagio crescente, che tuttavia non riguarda solo Napoli: sono ben 72 le città in Europa che hanno (ri)scoperto il gusto del moviemento Balfolk e che stanno facendo rivivere le ere dei balli popolari e tradizionali del vecchio continente.

Non si può che essere orgogliosi, quindi, di questa Napoli che sceglie l’arte per conquistare lo spazio pubblico, e si adatta ai pochi strumenti rudimentali che possiede, per rompere il silenzio della notte e creare la magia dell’intimità.

E a chi dice che la bellezza cede il passo alla pericolosità delle nostre strade?

Non so se n’è mai discusso in maniera consapevole, ma di certo, come diceva Leo Bassi, il solo fatto di scendere in strada in maniera pacifica è un atto ribelle. Il fenomeno è virale ed itinerante.

 

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