PAESTUM: L’ANTICHITA’ E LA CULTURA ALLE FOCI DEL FIUME SELE

Categoria: Beni Culturali Scritto da Elisabetta Cardone / February 26, 2020

Da sempre Paestum è la città dei templi, il porto del sole e del mare, la terra dei carciofi teneri; è scenario invidiatissimo per i suoi antichi templi che hanno ospitato artisti da ogni dove e famosi cantanti che si sono esibiti su palchi sotto le stelle.

Non tutti però sanno che la zona archeologica visitata da centinaia di turisti con cappellini di paglia, non è la fonte principale che nutre le vetrine espositive del Museo Archeologico di Paestum. Molte delle più belle collezioni che si possono ammirare all’interno del museo, provengono in realtà da un’altra area archeologica di Paestum, tenuta un po’ in ombra, forse perché è scomodo arrivarci vista la distanza, o forse perché è comodo tacere sull’argomento. La maggior parte delle ricchezze museali difatti proviene dal tempio di Hera Argiva posto proprio a ridosso delle foci del fiume Sele, dove tutt’oggi si trova il Museo Narrante e dove stagionalmente équipe di archeologi e studenti in Archeologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, organizzano campagne di scavo proprio nella zona succitata.

La punta di diamante del santuario di Hera Argiva consta nel ciclo di 70 metope scultoree con raffigurazioni scolpite in arenaria, una pietra locale; circa 40 metope appartengono alla seconda metà del VI secolo, ovvero un ciclo più antico che doveva adornare probabilmente alcuni edifici oggi non più esistenti; le metope raffigurano scene della mitologia ed episodi delle dodici fatiche di Eracle e del mito troiano: gli studiosi hanno notato che le raffigurazioni sono state scolpite abbassando il fondo della linea di contorno delle figure, rendendo quindi i personaggi piuttosto piatti, segno inequivocabile che le metope dovevano essere dipinte con colori sgargianti che facessero quindi risaltare maggiormente le figure scolpite; le altre 30 metope invece vengono rappresentate in bassorilievo e ritraggono scene di danzatrici e fanciulle.

Ma non è soltanto questo il “tesoro” proveniente dal santuario di Hera Argiva: i ritrovamenti archeologici hanno restituito parecchi doni votivi legati alla divinità; si tratta essenzialmente di piccoli ex voto, statuette in terracotta raffiguranti la dea legata alla femminilità e alla fertilità, ma molti reperti constano anche in piccoli oggetti bronzei ritrovati nei cosiddetti bòtroi, ovvero depositi votivi che venivano poi rinchiusi da lastroni di pietra, molto importanti poiché offrono agli studiosi una linea cronologica da seguire.

Come racconta lo storico Strabone, il tempio di Hera alle foci del fiume Sele fu costruito dopo la conquista del vello d’oro da parte degli Argonauti; alla fine del V secolo, dopo l’arrivo dei Lucani il santuario godette di un periodo di massima fioritura con la costruzione di altri edifici, come il famoso “edificio quadrato” dove vennero ritrovati tanti pesi da telaio, utilizzati dalle giovani fanciulle per tessere pepli per la statua di culto: proprio qui è stata ritrovata la statua marmorea di Hera seduta in trono, avente tra le mani una melagrana. Quando i Romani conquistarono la città e le diedero il nome di Paestum, nel 273 a.C., l’edificio fu distrutto e fu costruito un recinto intorno all’area sacra, con conseguente impaludamento e decadenza della zona.

La sua riscoperta è legata alle personalità di Umberto Zanotti Bianco e Paola Zancani Montuoro che tra il 1934 e il 1940 riportarono alla luce questo importante patrimonio archeologico.

L’influenza del santuario di Hera Argiva infine è sopravvissuto anche in forme cristiane, per esempio con la Madonna del Granato, il cui culto infatti è strettamente legato al vicino santuario; sarà un caso che la Madonna venga raffigurata infatti con un melograno tra le mani?

Thank for sharing!

Info sull'autore


Elisabetta Cardone

Dott.ssa in Archeologia e Storia delle Arti