MONTI LATTARI

Categoria: Beni Culturali Scritto da Palma Emanuela Abagnale / January 20, 2020

I Monti Lattari sono il prolungamento occidentale dei monti Picentini dell'Appennino campano, costeggiando l'agro nocerino sarnese, si protendono nel mar Tirreno formando la penisola sorrentina. Devono il loro nome alle capre che vi pascolano, fornitrici di ottimo latte (da cui il nome latino lactariis). La catena montuosa è delimitata a nord-ovest dal golfo di Napoli, a nord dalla pianura del fiume Sarno, ad est dalla vallata metelliana ed a sud dal golfo di Salerno. I monti sono di formazione calcarea e raggiungono la massima elevazione nei 1444 metri del monte San Michele del complesso di monte Sant'Angelo a Tre Pizzi, che comprende le cime di San Michele, monte di Mezzo e monte Catiello. Al limite occidentale della catena montuosa è posto il monte San Costanzo di 497 metri.

A nord è posto il monte Faito (1131 metri), raggiungibile con una funivia da Castellammare di Stabia; nel versante di Vico sono ancora visibili i pilastri in pietra che costituivano la vecchia teleferica per il trasporto della neve fino a Massaquano, da qui sui carri veniva portata alla marina per essere caricata sulle navi dirette a Napoli. Ad ovest è situato il monte Cerreto di 1316 metri oltre il quale i monti digradano verso est nel valico di Chiunzi. Proseguendo verso est i monti raggiungono 1075 metri del monte Albino, che domina Nocera Inferiore. Proseguendo si raggiungono i 1130 del monte Sant'Angelo di Cava che insieme al monte Finestra (1138 metri) ed al monte dell'Avvocata (1014 metri), costituisce il margine orientale della catena montuosa prima che questa digradi nella valle di Cava dei Tirreni e in quella del torrente Bonea che sfocia nel golfo di Salerno a Vietri sul Mare.

Il versante meridionale dei monti è molto scosceso e dà vita alle falesie della costiera Amalfitana verso la quale scendono numerosi torrenti. Il versante settentrionale digrada verso la costa formando un altopiano costiero. I monti Lattari sono attraversati da molteplici sentieri. Un sentiero di 90 km va dal margine orientale del Corpo di Cava al margine occidentale, rappresentato da punta Campanella. Varie bretelle e varianti collegano questo sentiero ai centri abitati della costa. Il Parco regionale dei Monti Lattari è una area naturale protetta della Regione Campania. La sede del parco è a Corbara. Le aree naturali protette, chiamate anche oasi naturali, hanno la funzione di mantenere l'equilibrio ambientale del luogo, aumentandone la biodiversità. Si tratta di aree naturali caratterizzate da paesaggi eterogenei e abitate da diverse specie di animali e vegetali. Un'oasi naturale è destinata al rifugio, alla riproduzione e alla sosta della fauna selvatica, dove è proibita la caccia - salvo per motivi di controllo delle specie di fauna selvatica in soprannumero. Questo controllo selettivo, può essere praticato mediante cattura, quando l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica verifichi l'inefficacia degli altri metodi. Le aree naturali protette possono essere designate dalle istituzioni pubbliche in alcuni paesi o da privati, quali istituti di beneficenza o di ricerca. A seconda del livello di protezione garantito dalle leggi di ogni singolo Stato, le aree naturali protette sono divise nelle categorie dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN - International Union for the Conservation of Nature), un'organizzazione non governativa che svolge un ruolo di coordinamento tra diverse organizzazioni in materia ambientale. Le oasi di protezione vengono soppresse, qualora non sussistano più le condizioni idonee al conseguimento delle loro finalità, per modificazioni certificate dall'Istituto nazionale per la fauna selvatica, sulla base di censimenti delle specie di interesse. La nascita delle arre protette ha origine nell’Ottocento: in seguito alle alterazioni che aveva subito l'ambiente a causa dello sfruttamento dei bacini minerari, il governo degli Stati Uniti prese l'iniziativa di proteggere il paesaggio naturale e nel 1872 istituì il Parco nazionale di Yellowstone. Tuttavia, la legge istitutiva non forniva una chiara definizione del concetto di area naturale protetta, né alcun regolamento, privilegiando "lo svago a beneficio e godimento del popolo" alla conservazione. Il concetto moderno di conservazione dell'ambiente naturale si può ritrovare in tre autori nordamericani: John Muir, Gifford Pinchot e Aldo Leopold. In Romantic-Trascendental Conservation Ethic, per Muir, l'ambiente naturale è un valore intrinseco perché l'uomo trae vantaggio nel trovarsi in alcuni habitat incontaminati al cospetto di spettacoli primitivi e unici può avvertire la presenza e l'immanenza del Creatore. In Resource Conservation Ethic, per Pinchot, gli ambienti naturali con le grandi risorse presenti possono essere fruiti da un grande numero di persone e intere comunità, in un ampio lasso di tempo. Le risorse naturali sono fruite in modo sostenibile, sono una proprietà comune. In Evolutionary-Ecological Land Ethic, per Leopold, la natura è un sistema complesso, ogni componente è importante, non vi sono gerarchie. L'uomo stesso, prodotto dell'evoluzione e della selezione naturale ha lo stesso valore di tutte le altre specie e non deve arrecare danno alle altre specie e all'ecosistema.

Tali idee hanno fortemente influenzato la regolamentazione delle risorse ambientali. La tutela delle risorse naturali è conseguenza del 'senso di colpa' che derivò dalla distruzione delle popolazioni native nel corso della colonizzazione dell'Ovest; infatti, si intrapresero azioni mirate a preservare parte degli straordinari ambienti originari. L'area protetta veniva intesa come un "Santuario" poiché furono, inizialmente, imposti vincoli molto restrittivi come il divieto di intervenire sulle dinamiche naturali e l'impossibilità di costruire infrastrutture; quindi l'uomo veniva escluso dagli ambienti tutelati. In Europa, l'idea della tutela delle risorse naturali arrivò in ritardo rispetto a Stati Uniti, Canada e Australia. Le motivazioni sono dovute all'assenza di territori incontaminati e perché i popoli europei da secoli hanno convissuto a stretto contatto con la natura, incidendo pesantemente su di essa con le proprie attività. In seguito, con l'inizio del XX secolo furono istituite le prime aree protette; inizialmente, erano tutti impostati sul "modello americano", poi si iniziò a percorrere una via con connotazioni proprie. Infatti non era possibile attuare i divieti americani del Santuario; in Svizzera, istituire un'area naturale protetta, aveva come obiettivo il recupero e la sperimentazione.

Attualmente il concetto di conservazione si estende anche a territori antropizzati che si vogliono recuperare e ai siti urbani di particolare valenza, partendo dal concetto di sviluppo sostenibile. E' il caso del parco-azienda, autosufficiente e orientato, che trae profitti dalle risorse naturali, o del parco archeologico, finalizzato a conservare e valorizzare i beni di rilevante valenza storica. Ci sono poi i parchi marini, costituiti dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche, con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere.

Ultima modifica il Martedì, 29 Luglio 2014 09:47
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Info sull'autore


Palma Emanuela Abagnale

Direttore responsabile della rivista CamCampania

Background e Competenze:  “Le mie principali qualifiche sono quelle di Giornalista Pubblicista (iscritta da luglio 2014 all’Albo dei giornalisti pubblicisti della Campania) e di Cultural Manager (avendo conseguito la Laurea magistrale in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale presso l’Università Federico II di Napoli - Titolo della tesi: “La Comunicazione Integrata per la valorizzazione del territorio). Sono appassionata d’arte e fotografia; raccontare (anche per immagini) e organizzare eventi è ciò che faccio dal 2010 per CamCampania, network artistico-culturale che valorizza beni ambientali e culturali (materiali e immateriali) attraverso la comunicazione integrata.