MONSIGNOR ONOFRIO BUONOCORE E LA BIBLIOTECA COMUNALE ANTONIANA DI ISCHIA

Categoria: Beni Culturali Scritto da Rosa Regine / October 14, 2019

La storia della Biblioteca comunale Antoniana di Ischia è indissolubilmente legata a quella del suo fondatore, Monsignor Onofrio Buonocore, che la istituì nel 1940. Recentemente la dottoressa Lucia Annicelli, direttrice della biblioteca, ha pubblicato un volume

importante sulla figura e l’opera del Buonocore dal titolo “ Monsignor Onofrio Buonocore. Proposta per una bio-bibliografia di un illustre personaggio ischitano”. Nel 2011 comparse su “La Rassegna d’Ischia” un interessante articolo sulla storia della Biblioteca, a cura di un’altra ex direttrice della stessa, la signora Lina D’Onofrio. In esso si spiegava come questa istituzione fosse nata, ma non solo. La D’Onofrio giustamente ricordava che a Ischia nella prima metà del ventesimo secolo, come altrove in Italia, c’era un forte analfabetismo, che era presente la sola scuola primaria. “La circolazione dei libri e della cultura era riservata alla ristretta fascia sociale della classe dirigente, professionisti, per lo più medici e avvocati, che erano costretti a frequentare gli istituti superiori soggiornando a Napoli. Notevole era per tale motivo l’attività del Seminario dove, dal 1901 al 1915, gli studi letterari e scientifici del ginnasio e del liceo furono adeguati ai programmi di Stato. Non tutti i convittori giungevano al sacerdozio…”. Non stupisce quindi che un monsignore si facesse carico della responsabilità di creare ben due istituti superiori sull’isola: la scuola di Avviamento Professionale di tipo agrario maschile – industriale femminile “Vittoria Colonna” (tale la denominazione dell’originario istituto Alessandro Volta – scuola tecnica nata nel 1915 - dopo la municipalizzazione del 1919), che ben presto fu però statalizzata e trasferì la sua sede presso la Villa Drago, e l’istituto magistrale “Ferrante d’Avalos” nel 1939/40, anch’esso inizialmente ospitato nelle odierne sale della biblioteca comunale, che, precedentemente alle scuole, erano state il refettorio e parte degli alloggi del convento di Santa Maria delle Grazie, oggi noto come convento di Sant’Antonio dei Frati minori. Il Ferrante d’Avalos cessò la sua attività nel 1948 per volontà dello stesso Buonocore, ormai giunto all’età del pensionamento.

Quello che invece fa riflettere e stimola la curiosità sulla personalità del Buonocore è che entrambi gli istituti fossero pubblici, e frequentati anche dalle donne, segno della lungimiranza e del senso civico del Monsignore.

Come si costituì la biblioteca? Ancora una volta la storia della D’Onofrio ci viene in aiuto: “Testimoni diretti di questo periodo, Salvatore Cenatiempo e Pierino De Angelis, che hanno completato la loro carriera professionale nella Scuola elementare “G. Marconi” di Ischia Porto, hanno raccontato del rapporto intenso con l’autorevole Buonocore che li impegnava nella ricerca spasmodica di libri da raccogliere e trasportare nella sede della scuola [il Ferrante d’Avalos], e che sarebbero poi divenuti patrimonio della Biblioteca ancora da fondare. Quando i soldati inglesi si fermarono a Ischia nel 1943, sulla riva destra del Porto, dove si svolgeva l’attività di mensa, vi erano locali in cui si conservavano testi in lingua inglese, soprattutto romanzi, il Comando li forniva perché la lettura occupasse il loro tempo non impegnato militarmente. Narrano i testimoni che, forniti di “carriola”, si recavano sul Porto e, dopo averla ben colmata di libri, percorrevano via Roma, il corso Vittoria Colonna, giungendo stanchi e soddisfatti alle rampe Sant’Antonio, dove sulla soglia della scuola li aspettava, imponente e severo, il Monsignore. Fu in questo periodo che nacque il progetto di creare una vera biblioteca, la raccolta proseguiva in ogni parte, testi religiosi in primis tra i quali cinquecentine, volumi del seicento e del settecento, poi manuali scolastici, monografie edite nel periodo del ventennio e infine testi giuridici, donati in gran parte da alcuni avvocati dell’isola.”.

Il 13 giugno 1940 fu così aperta ufficialmente la Biblioteca Antoniana, alla presenza, oltre che delle autorità civili e religiose, del dottor Gino Tamburini, allora direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli. La prima preoccupazione del Monsignore fu quella di garantire gli spazi adeguati alla Biblioteca e così ottenne la concessione di enfiteusi perpetua al padre provinciale della Provincia minoritica di S. Pietro ad Aram delle sale che il Municipio aveva dato in fitto fino al 1946. Successivamente ottenne anche nel 1947 l’elevazione della biblioteca ad Ente Morale. Si formò il consiglio di Amministrazione della biblioteca, costituito da sette componenti, tre con incarico a vita e quattro eleggibili, i primi tre erano il Vescovo diocesano, il sindaco d’Ischia e il Padre provinciale dei frati minori napoletani. All’originaria impostazione della biblioteca del Monsignore secondo un doppio binario – raccolta di letteratura devozionale, da un lato, raccolta di testi per intellettuali laici e appassionati di storia d’Ischia, dall’altro – viene pian piano sostituendosene una nuova, dettata dalla presenza, sin dal 1950, negli stessi spazi della Biblioteca, della sede del Centro studi isola d’Ischia, maggiormente orientato agli studi “alti”, all’alta ricerca scientifica. Altra figura di spicco per la biblioteca fu quella di don Camillo d’Ambra, assistente del Buonocore, che iniziò un inventario delle opere e fu punto di riferimento per gli studiosi e le loro ricerche storiche. La biblioteca si arricchì di varie iniziative importanti, ospitò anche una piccola pinacoteca, oggi non più presente, con opere di artisti come Vincenzo Colucci, Mario Mazzella, Bolivar Patalano, Giocondo Sacchetti ecc. Di notevole interesse oggi due quadri originali, uno di Jules LeFevre raffigurante Vittoria Colonna e l’altro, dipinto da Arthur Pan, dedicato ad Onofrio Buonocore.

Successivamente, nel 1986, la biblioteca fu assorbita al patrimonio comunale, anche se solo dopo quasi vent’anni essa venne effettivamente dotata dei servizi tipici di una biblioteca comunale. Dal 1999 al 2001 ci furono importanti lavori di adeguamento e restauro che hanno portato la biblioteca al suo attuale aspetto. Durante questo periodo i libri furono spostati alla Torre Guevara e quando ritornarono furono inventariati con un programma informatico ad hoc che ben presto fu sostituito con l’ingresso del patrimonio librario nel sistema provinciale, iperteca, che ha permesso a tutti di accedere al catalogo della biblioteca (attualmente tale sistema è fuori uso). Si procedette inoltre alla cessione in comodato alla Curia di circa 5000 volumi di letteratura devozionale per fare spazio all’accrescimento librario necessario alla biblioteca per potersi definire comunale. La prima importante donazione fu quella del dott. Raffaele Mattera che trasferì presso la Biblioteca la raccolta del quotidiano “Il Golfo”, puntualmente aggiornata negli anni a seguire; fu la volta poi della signora Zamira, vedova del professore Malagoli, maestro di più generazioni di giovani ischitani: l’opera di Benedetto Croce e testi di letteratura, storia e filosofia, furono catalogati e posti in un fondo a parte, timbrati con un exlibris appositamente creato, “Fac sapias et liber eris”.

Tra i libri più antichi, tre copie originali del “De rimedii Naturali che sono nell’isola di Pithecusa, hoggi detta Ischia” scritto da Giulio Iasolino in relazione all’idrologia medica nel 1588.

Attualmente la biblioteca gode di un patrimonio di circa trentamila volumi, è organizzata in sei sale disposte su tre livelli, ha alcune postazioni per la ricerca online, un’emeroteca e ha anche una sezione interamente dedicata ai ragazzi. Riesce a garantire l’apertura sia mattutina sia pomeridiana e nei periodi estivi è frequentata maggiormente dai tanti turisti che affollano le vicine spiagge e il corso Vittoria Colonna.

Quello che manca però, all’avviso di chi scrive, è una politica seria di finanziamento di detta biblioteca, necessaria sia allo svecchiamento e all’accrescimento delle raccolte, sia al mantenimento in vita dei servizi essenziali. Ben venga la possibilità per gruppi e associazioni di occupare la sala conferenze, ma un ulteriore salto di qualità è possibile solo se il comune decide di guardare all’Antoniana come ad un investimento, non come ad un pezzo di patrimonio comunale da manutenere.

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Info sull'autore


Rosa Regine

Rosa Regine è nata a Ischia (NA), nel  2009 ha conseguito la laurea triennale nel corso di laurea (CdL) in Cultura e amministrazione dei beni culturali presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, discutendo una tesi in Storia greca dal titolo “Il mito di Tifeo ad Ischia. Dalla condanna greca al recupero locale”, e nel 2012 presso lo stesso Ateneo ha raggiunto anche l’obbiettivo del diploma magistrale nel CdL in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale ed ambientale, con una tesi in Bibliografia e Biblioteconomia dal titolo “I canali vecchi e nuovi di diffusione del libro”. Da sempre interessata all’arte e alla cultura, appena dopo la laurea magistrale inizia un percorso di approfondimento della formazione professionale per il settore dell’editoria, degli archivi e delle biblioteche, che la porta a conseguire nel 2015 il diploma della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Napoli. Per conto dell’Associazione napoletana Librincircolo realizza l’evento Book-mob a Ischia. Attualmente lavora a Milano presso la Cittadella degli Archivi e sta per conseguire il diploma del master di I livello dell’ISSR “San Pietro” di Caserta in Biblioteconomia e Archivistica ecclesiastica. Ha seguito un corso biennale per animatore diocesano del turismo religioso e culturale, concludendo l’esperienza  teorica con un servizio di guida presso alcune chiese del comune di Forio d’Ischia.