E' NATA UNA STELLA

Categoria: Attualita' Scritto da Francesca Andreoli / August 4, 2020

"La casa di Massimo Troisi" è il museo dedicato all’attore di San Giorgio a Cremano, che ha inaugurato nell’oggi di due anni fa (l’inaugurazione fu il 19 febbraio 2015), nel giorno dell'anniversario della nascita.

Oggi, in occasione di quello che sarebbe stato il 64mo compleanno dell'artista, la sua città promuove come di consueto l'iniziativa "È nata una stella", e il museo apre al pubblico con orari potenziati, rispetto al solito. 

Sito in Villa Bruno (via Cavalli di Bronzo, 22), vede la direzione artistica del fratello dell’attore, e all'interno ospita oggetti e ricordi di Massimo: la bicicletta de “Il Postino”, gli strumenti musicali che faceva suonare agli amici, il divano di casa, le foto che lo ritraggono in momenti privati, le locandine dei film.
Soprannominato «il comico dei sentimenti» o il «Pulcinella senza maschera», Massimo Troisi nasce a San Giorgio a Cremano, 19 febbraio del 1953.

Considerato uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano, fu il principale esponente della nuova comicità napoletana nata agli albori degli anni settanta.

Adoperò uno stile inconfondibile, che risaltava una capacità espressiva sia verbale sia mimica e gestuale con la quale riusciva a unire ruoli comici a quelli drammatici. 

Il suo fu uno sguardo molto attento alla società italiana dopo il terremoto dell'80, alle nuove ideologie, al femminismo. Con lui nacque la nuova tipologia napoletana di antieroe, la vittima dei tempi moderni, un personaggio che riflette tuttora i dubbi e le preoccupazioni delle nuove generazioni.

Occasionalmente si distinse anche al di fuori della recitazione, lasciando altri contributi: scrisse infatti O ssaje comme fa 'o core, una poesia messa in musica dall'amico Pino Daniele, conosciuto nel 1977, anno in cui esordì in tv con la Smorfia, insieme a Lello Arena ed Enzo Decaro. 

Il nome la Smorfia fu dato al gruppo da Pina Cipriani, direttrice del San Carluccio, che alla domanda: «Ma come vi chiamate?» ricevette, per l'appunto, in risposta da Massimo una smorfia, richiamando in questo modo una delle principali tradizioni napoletane: l'interpretazione dei sogni e la risoluzione di questi in numeri da giocare al lotto. La cosa risultò talmente simpatica che, anche per scaramanzia, i tre adottarono questo appellativo.

Negli anni ’80 ci fu il passaggio al grande schermo con Ricomincio da tre, a seguire le collaborazioni con Benigni, Scola e Mastroianni (anni 1984-1988): è del 1984 Non ci resta che piangere.

Negli anni ’90 gli ultimi lavori: nel 1993 Troisi subì un intervento negli Stati Uniti, che non gli procurò i miglioramenti che i medici gli avevano promesso, anzi da allora la sua salute cominciò una fase di declino.

Durante le riprese di Scusate il ritardo il giornalista John Francise Lane, a nome del regista MIchael Radford incontrò Troisi per parlargli di "Antother time, antoher place" (1983), un film sulla storia d'amore tra una massaia scozzese e un prigioniero napoletano sul finire della seconda guerra mondiale. All'epoca Troisi non se la sentì di girare un film all'estero (solo nel 1987 partecipò a Hotel Colonial) e con un regista esordiente come Radford. Più tardi, presa visione dell'ottimo lavoro del regista, gli telefonò per confessargli di aver perso una grande occasione. I due divennero amici con la promessa di fare un film insieme, ma dovettero passare molti anni prima che si presentasse l'occasione giusta. L'occasione arrivò quando Nathalie Caldonazzo, ultima compagna di Troisi, gli regalò il libro Ardiente Paciencia, dello scrittore cileno Antonio Skarmeta edito in Italia da Garzanti con il titolo "Il postino di Neruda" che narra la nascita dell'amicizia tra un semplice postino e il famoso poeta Neruda. Dopo averlo letto, Troisi fu subito entusiasta del libro e ne acquistò i diritti ripromettendosi di realizzare una versione cinematografica. Successivamente propose a Radford di dirigere le riprese, ma stavolta fu il cineasta britannico a perdere tempo. Troisi riuscì a convincerlo con un piccolo inganno, dicendogli di aver proposto la regia a Giuseppe Tornatore.

La sceneggiatura fu scritta principalmente da Radford, Furio Scarpelli e Troisi. I tre si diedero appuntamento a Los Angeles per ultimarla. Troisi approfittò del suo soggiorno in America per spostarsi a Houston, nell'ospedale dove si era operato da ragazzo, per un controllo prima dell'inizio delle riprese. Il responso delle analisi colse l'attore di sorpresa: Troisi apprese di doversi sottoporre con urgenza a un nuovo intervento chirurgico perché entrambe le valvole al titanio si erano deteriorate. Durante l'intervento chirurgico Troisi ebbe un infarto, ma i medici riuscirono a tenerlo in vita. L'attore partenopeo rimase in ospedale un mese e mezzo e in questo periodo i medici gli consigliano come migliore soluzione il trapianto. Coraggiosamente Troisi decise di girare il film.

Le riprese cominciarono nell'autunno del 1993 a Pantelleria, poi proseguirono a Salina e si conclusero a Procida, l'isola che Troisi considerava in grado di suscitare «le emozioni giuste attraverso i suoi posti e la sua gente».

Il film è ambientato tra il 1951 e il 1952, periodo in cui Neruda visse in esilio in Italia, ma è ben poco fedele al romanzo di Skarmeta apportando molte modifiche alla storia e rivoluzionando completamente il finale. 

Le condizioni di Troisi peggiorarono giorno dopo giorno, al punto da costringerlo a farsi sostituire da una controfigura nelle scene più faticose. In un'intervista, l'attore Renato Scarpa dichiarò che Troisi disse «questo film lo voglio fare con il mio cuore». L'attore partenopeo disse anche di amare questa pellicola particolarmente, al punto di considerarlo parte della sua stessa vita. Per questa ragione e per l'accoglienza che gli era stata riservata dai procidani durante le riprese sull'isola si impegnò a offrirlo in anteprima nazionale proprio in un locale di Procida; purtroppo però, di questo film non fu anche spettatore. Troisi morì prematuramente nel sonno dodici ore dopo la fine delle riprese, il 4 giugno 1994 a Ostia, nella casa della sorella Annamaria, a soli quarantuno anni, per un fatale attacco cardiaco. 

Le sue spoglie sono conservate nel Cimitero di San Giorgio a Cremano, insieme con quelle della madre e del padre.

Dopo la sua morte, Il postino ottenne un grandissimo successo, sia in Italia sia negli Stati Uniti e fu candidato a cinque premi Oscar (tra i quali uno a Troisi come miglior attore: il quarto di tutti i tempi a ricevere una candidatura per l'Oscar postumo), ma dei cinque si concretò solo quello per la migliore colonna sonora (scritta da Luis Bacalov).

Troisi è entrato nel cuore di tutti i napoletani e non solo, e ci è rimasto.

Il suo ricordo è indelebile nelle menti e ciò che ha rappresentato e rappresenta ancora è considerato patrimonio artistico e culturale delle città di San Giorgio e Napoli, che continuano ad omaggiarlo con mostre, incontri e rassegne teatrali a lui dedicate.

La bicicletta de Il postino è l’oggetto più fotografato del museo, che per l’occasione sarà aperto tutta la giornata, con orario no stop dalle 9 alle 18.

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